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lunedì 26 ottobre 2009


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Foto di Gennaro Ciavarella del team A.S.S.O.
Componenti del W.E.T. Research Team (Wreck Exploration Travel), tra cui Stefano Barbaresi specializzato nell’uso di rebreather, in collaborazione con l’A.S.S.O. e lo Studio Blu Production, hanno realizzato agli inizi della primavera del 2009 una spedizione in Albania per l’esplorazione e documentazione foto-video della nave ospedale “PO”, dove al tempo dell’affondamento era imbarcata la contessa Edda Ciano Mussolini, figlia del Duce.
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Il relitto che giace su di un fondale melmoso nella baia di Valona, risulterebbe poco difficoltoso data la profondità massima di 35 metri, ma la presenza di reti, lenze e la scarsa visibilità che spesso è sovrana nella baia, rendono pericolose le perlustrazioni sia interne che esterne.
Proprio a causa del sedimento fangoso presente su tutto il relitto e soprattutto all’interno, è stato necessario l’utilizzo del rebreather per poter effettuare riprese video senza il fastidioso effetto neve e per evitare il crollo di strutture precarie colpite dallo dispersione in acqua della miscela, durante la fase espiratoria, tipico del circuito aperto. I due componenti del W.E.T Research Team hanno entrambi utilizzato il rebreather Voyager in configurazione CCR con alimentazione di ossigeno e diluente aria, prodotto dalla ditta H.B.T di Trieste.
Nonostante fosse aprile, la temperatura dell’acqua variava tra i 14°C e i 12°C, quindi l’uso di mute stagne della Gravity Zero e dei rebreathers hanno reso le immersioni molto confortevoli. Stefano Barbaresi per l’occasione ha utilizzato una muta stagna in neoprene di 2,5 mm precompresso, dalla resistenza maggiorata all’abrasione, per l’appunto denominata Special Edition proprio perché non inserita nella produzione ufficiale.





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Durante la settimana di immersioni sono state effettuate complessivamente 144 immersioni con ben 8.352 minuti di immersione di cui 1.680 minuti con i rebreather e i restanti 6.672 in circuito aperto. Ovviamente il relitto è stato visionato in ogni sua parte, l’esplorazione ha consentito ai tecnici della A.S.S.O. di penetrare negli ambienti interni dei ponti inferiori, della sala macchine, della sala operatoria, nell’officina e in diversi altri ambienti di interesse storico e documentaristico, scoprendo resti molto interessanti che hanno impreziosito notevolmente le immagini girate.
Con il team di A.S.S.O. e W.E.T. Research Team, era presente una troupe della RAI per documentare tutte le fasi del lavoro svolto e per la realizzazione di uno speciale su TG2 Dossier sulle famose navi bianche, così chiamate le navi ospedale come il “PO”.



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Lo speciale TG2 Dossier "La Flotta Bianca" già andato in onda il 30 maggio e il 15 agosto 2009 ha regalato una importante anteprima del documentario "La tragedia della Nave Bianca" attualmente ancora in fase di lavorazione dalla Studio Blu Production.
Durante le varie fasi di penetrazione nel relitto, sono state eseguite molte riprese in ambienti particolarmente piccoli, sempre grazie all’uso del rebreather  caratterizzato da un ingombro molto limitato rispetto alla configurazione in circuito aperto. La tranquillità emotiva nell’uso del rebreather rispetto al circuito aperto ci ha permesso di estendere di molto i tempi di fondo senza il patema d’animo di rimanere senza scorta di gas, concentrandoci quindi nel portare a casa la maggior quantità possibile di materiale girato, oltre il fatto che ovviamente è stato possibile respirare miscele iperossigenate, altrimenti impossibile, per l’irreperibilità di un centro di immersione con ricarica di miscele, per l’appunto ci siamo dovuti dotare di una nostra stazione di ricarica ad aria e bomboloni di ossigeno per il travaso.




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L’Albania è stata una vera scoperta subacquea, infatti nei progetti delle prossime spedizioni subacquee del W.E.T. Research Team, l’interesse del gruppo ricade nuovamente nella zona della Baia di Valona, dove giacciono affondate numerose navi colpite a morte tra la prima e la seconda guerra mondiale.
Questo tipo di spedizioni oltre che essere autofinanziate, sono supportate da ditte specializzate del settore come la Gravity Zero e L.M.N.T. produttrice di pannelli di miscelazione ed analizzatori.







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