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mercoledì 8 febbraio 2012

Con gli esami del 01/12/2011, svolti a Palermo, si è concluso il primo corso pilota per il TOP UP, che ha visto la collaborazione delle due scuole full member IDSA, che hanno permesso non solo di completare un percorso secondo rigidi standard previsti dalla didattica IDSA, ma anche di superare, per la prima volta in Italia, uno stallo che da anni impediva a strutture italiane di raggiungere tali livelli.

Un percorso, abbastanza complesso, partito grazie alla autorizzazione dell'Assessorato Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale Siciliano, che ha autorizzato lo svolgimento di questo corso pilota, riconoscendo la validità della didattica IDSA, monitorando le attività svolte con i suoi uffici di controllo, ispettorato del lavoro e ufficio provinciale del lavoro, come garanzia di un corso che ha visto gli allievi del CEDIFOP, e per la prima volta in Italia, completare questo percorso.

Gli allievi del CEDIFOP, che avevano precedentemente seguito corsi per OTS, portando a completamento i tempi previsti dalla didattica IDSA per SCUBA e SSDE, cioè le immersioni dalla superficie, hanno completato il modulo 3 della didattica IDSA con una serie di immersioni fra i -30 e -50 metri, in collaborazione con ALPE SUB srl, principalmente al campo boe ENI ed ESSO di Palermo, con una serie di specifiche esercitazioni, basate sull'utilizzo delle tabelle US NAVY 6. Gli allievi si sono soffermati più volte nell'intervento dello stand by dal basket a profondità prossime ai -50 metri, e sulle procedure di emergenza in caso di assenza di comunicazioni e in caso di subacqueo inconscio sul fondo.

Successivamente gli allievi, accompagnati da un docente del CEDIFOP, si sono trasferiti presso la scuola (IDSA) NYD di OSLO, per il completamento del percorso formativo, secondo gli accordi fra le due scuole, integrando con una serie di esercitazioni specifiche le attività svolte a Palermo, secondo la didattica IDSA, del tipo: uso della campana aperta (open bell), uso della muta ad acqua calda (hot water suit), esercitazioni del tipo "salto in camera" (dive surface decompression), immersioni SSDE con temperature intorno ai 0° C e infine introduzione al corso di saturazione (altofondale) con trasferimento dalla campana chiusa (closed bell) alla TUP (Transfer Under Pressure). Questo stage, voluto fortemente dal CEDIFOP, oltre ad arricchire la formazione degli allievi con un percorso integrativo svolto presso una delle migliore scuole attualmente esistenti in Europa, ha tracciato le linee guida per un corso con validità internazionale per le immersioni in offshore fino ai -50 metri, secondo standard internazionali vigenti.

A fine stage, gli allievi del CEDIFOP, hanno ottenuto una certificazione individuale ed integrativa dalla NYD con specifiche delle attività svolte, che sarà integrata al certificato di qualifica professionale rilasciato dalla Regione Siciliana e alla Card dell’IDSA per il level 3, dove sono state riportate congiuntamente le 2 scuole frequentate, CEDIFOP (Palermo/Italia) e NYD (Oslo/Norvegia).

L’obbiettivo principale che si è posto CEDIFOP, con lo svolgimento di questo corso in Italia, è quello di indicare una strada che valorizzi i percorsi fatti in Italia, a livello internazionale, visto che una specifica legislazione a livello nazionale, è ferma al lontano 1982, motivo che ha provocato, in varie regioni Italiane, anche per la mancanza di uno specifico controllo regionale, la proliferazione di corsi e titoli assolutamente insufficienti per quello che attualmente è considerato normale in altri stati europei e non, a cui la Regione Siciliana ha contribuito in maniera determinante facendosi garante della correttezza formativa in questo percorso formativo.

Non va comunque dimenticato, che anche se in Italia manca una legislazione specifica, l’esigenza forte di colmare questo vuoto, la possiamo vedere in una serie di ordinanze emanate da diverse capitaneria di porto, che sempre più numerose, prendono le distanze da immersioni sportive, camuffate da immersioni di subacquea industriale, bandendo l’uso dell’erogatore, dell’immersione in coppia e tecniche della subacquea sportiva, lontane dai principi della subacquea industriale. Anche la normativa UNI 11366, pubblicata nel 2010 ha timidamente cominciato a introdurre questi principi. Nel parlamento Italiano, tre proposte legislative presentate, pressano sull’esigenza di una suluzione legislativa di questo problema, che negli ultimi anni ha provocato diversi morti in Italia, fino a indurre il parlamentare Onorevole Aldo Di Biagio a seguito dell’ennesimo incidente verificatosi in un cantiere subacqueo, durante il suo intervento in aula, alla Camera dei Deputati, sull’ordine dei lavori del 28 Aprile 2011, a sottolineare la gravità dell’attuale situazione in Italia, con il seguente passaggio del discorso: “Mi assumo ogni responsabilità nell’affermare con certezza e risolutezza che la promulgazione e conseguente applicazione di queste disposizioni avrebbe potuto salvare la vita a questo giovane. Si continua a parlare di sicurezza sul lavoro, come di un diritto cogente ed inviolabile di ogni cittadino. Ma le norme a tutela di essa restano spesso inapplicate o addirittura inesistenti per motivi puramente burocratici. Il mio è un invito alla riflessione, alla responsabilità e alla sensibilità di ognuno di noi e del Governo affinché si proceda rapidamente alla conclusione di questo iter e si dia finalmente giustizia ai tanti – troppi – morti per l’incuria del nostro ordinamento.” (http://nuovo.camera.it/412?idSeduta=469&resoconto=stenografico&tit=00080&fase=)

Importantissimo diventa a questo punto sottolineare che ENI spa, nella sua lettera HSE/SIC Prot. 16 del 21/05/2008, attualmente in vigore in Italia, dal titolo “Requisiti HSE per i subappaltatori di lavori subacquei”, nelle pagine 9 e 10, descrive esattamente l’obbligatorietà di applicare questa tipologia di norme, nelle immersioni che prevedono lavori offshore fino ai -30 metri, con intervento dalla superficie, e l’obbligatorietà del TOP UP (uso della campana aperta o del basket) per tutte le attività in basso fondale dai -30 ai -50 metri, mentre per le immersioni oltre i -50m prevede l'utilizzo dei sistemi di saturazione per l'alto fondale, sotto forma di un "sistema integrato per immersioni profonde", adeguatamente certificato e sottoposto a manutenzione, conformemente a quanto richiesto dalle Società di Classificazione competenti in PVHO.

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