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sabato 29 ottobre 2016

DISTILLERIE CLANDESTINE DI GAS RESPIRABILI di Fabio Bartolucci
DISTILLERIE CLANDESTINE DI GAS RESPIRABILI

La composizione di miscele respiratorie per la subacquea tecnica é assimilabile all’attività delle distillerie clandestine.

Oltre a mancare specifica normativa, la realizzazione degli impianti è spesso "made in casa" e non realizzata e certificata da personale specializzato. 

La stessa formazione del “Gas Blender è lasciata alla discrezionalità dei programmi delle agenzie didattiche e, molto peggio, alla dicrezionalità del trainer.

Le stesse tecniche sono fuorilegge, in quanto possiamo distinguere due casi principali:
1) Ricarica miscele per flusso:
In questo caso i gas sono miscelati a monte dell’aspirazione del compressore, quindi il compressore comprime direttamente la miscela.
Questa tecnica è fuorilegge, in quanto i compressori per aria compressa non sono progettati e certificati oper comprimere le miscele, in particolare abbiamo problemi con i due gas principali: l’elio e l’ossigeno.
La compressione dell’elio innalza enormemente la temperatura nel cilindro cosa che comporta una diminuzione della viscosità del lubrificante, con conseguenti danni al compressore e la combustione degli olii che trafilano attraverso le fasce.
La compressione dell’ossigeno favorisce anch’essa la combustione degli oli.
I prodotti della combustione degli oli sono altamente tossici.
Tra l’altro eventuali danni al compressore sono esclusi dalla garanzia e dalla responsabiltà del costruttore
2) Ricarica miscele per pressioni parziali: in questo caso la miscelazione avviene nelle bombole, nelle quali sono introdotti prima i gas puri, poi vengono “rabboccate” con l’aria.
Nel caso di miscele iperossigenate l’aria dovrebbe essere “ossigenocompatibile”, cioè di una purezza tale da non creare rischi di esplosione quando posta a contatto con l’ossigeno ad alta pressione.
A parte il fatto che oggi è difficile trovare aria a norma, quindi semplicemente aria respirabile, c’è da dire che pochissimi hanno idea di come si possa produrre aria “ossigenocompatibile” e la difficoltà di mantenere le linee dell’impianto pulite a questo scopo.
Sono necessari filtri speciali e aria perfettamente pulita, almeno aria medicale: mettere più filtri standard per aria in serie non serve a niente e dimostra quanto la fantasia di chi crea questi impianti sia perlomeno “naif”. 
Da ultimo e non per ultimo, l’ossigeno è un farmaco e la sua somministrazione non è libera.
Per concludere il paradosso risiede nel fatto che chi somministra un caffè deve sottostare a normative e controlli come quello dell’HCCP, mentre un “pincopallino” qualsiasi può comporre e somministrare miscele respiratorie alle quali è appesa la vita umana dell’utilizzatore.
Sarebbe auspicabile un riordino e una normativa specifica.

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