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mercoledì 30 novembre 2016

UN GIORNO SPECIALE... di Gianfranco Vacca
UN GIORNO SPECIALE... di Gianfranco Vacca
Siamo a fine giugno di qualche anno fa. Lascio di buon mattino, a bordo del mio gommone, il porticciolo di Calasetta e mi dirigo verso la costa nord occidentale dell'Isola di S. Pietro in località Burrugna ( il burrone ). Il mare è una tavola. Dopo venti minuti di navigazione doppio L' Isola Piana; altri quindici minuti e butto l'ancora nella stupenda e pescosa insenatura.

Entro in acqua impaziente e con il sole ancora basso all' orizzonte, mi allontano dalla costa in direzione di un pinnacolo situato a circa trecento metri di distanza. E' un posto che conosco molto bene e che in passato mi ha regalato belle prede. La base poggia su un fondale di 27 mt. con alcuni grossi massi accatastati che fanno da tana a grosse corvine e a qualche bella cernia, ma soprattutto in questo periodo è frequentata da numerosi dentici di grossa taglia, lecce (qui ne ho presa una di 30 KG.) e tanti limoni (Ricciole di piccola taglia).
Durante il percorso osservo il fondale: c'è un buon movimento di pesci. Improvvisamente il fondale sparisce, sotto di me un branco enorme di barracuda, centinaia...... visti dall'alto sembrano tronchi accatastati. Avvertono la mia presenza e cominciano a snodarsi in un lungo serpentone sfilandomi lentamente sotto. E'uno spettacolo, le femmine più grosse pesci di 6 - 7 Kg stanno al centro, protette da centinaia di maschi di taglia inferiore, so che si allontaneranno poco e sopratutto so con certezza di ritrovarli.

Continuo a pinneggiare e dopo pochi minuti intravvedo il pinnacolo, il sommo è a circa 11 mt dalla superficie..... man mano che mi avvicino si materializzano i branchi di occhiate, qualche tanuta ma non vedo i dentici. E' strano, qui sono una presenza quasi costante. Sono sulla verticale del pinnacolo, impugno un 86 T20 prima serie, le gomme tiratissime da 20 e l'asta inox da 6,5; un fucile versatile che raramente mi ha tradito. Mi ventilo con calma,faccio la capovolta e scendo lentamente. A 7 mt dal fondo mi infilo in una profonda spaccatura, dò un'occhiata sotto, le corvine ci sono, belle nella loro livrea bronzata, quasi immobili come sospese da fili invisibili. Uno spettacolo comunque comune in queste acque. Guardo davanti a me, l'acqua è cristallina, i secondi passano lentamente, niente, decido di risalire, e come stacco dal fondo la vedo ! ! L'immagine si fa sempre più nitida, è una grossa e solitaria ricciola, viaggia a mezz' acqua e mi viene lentamente incontro. Smetto immediatamente di pinneggiare, ridiscendo lentamente verso il fondo, mi risucchio avidamente l'aria 
utilizzata per compensare dalla maschera.... l'apnea è agli sgoccioli, ricomincio a risalire, la ricciola è vicinissima ed enorme. Mentre salgo lei mi segue, è a soli 2 mt dalla punta del fucile, si gira e mi porge il fianco. E' il momento, sparo mirando dietro la pinna pettorale, mollo la frizione e raggiungo rapidamente la superficie. Intanto che salgo guardo se l'aletta della tahitiana è passata, purtroppo non è cosi; mi preoccupo. In circostanze analoghe spesso ho perso la preda. Intanto la ricciola comincia a tirare, si tiene bassa sul fondo cercando di liberarsi dell'asta, cerco di contrastarne la fuga lavorandola con la sagola, ma inesorabilmente prende metri su metri. Finisco la sagola del mulinello e il gioco si fà duro, l' asta tiene, ha agganciato l'osso della pinna ma la ricciola comincia a tirarmi giù, lotto disperatamente per risalire in superficie, riesco a prendere una boccata d'aria e sono di nuovo sotto faccio una fatica enorme. Entro in crisi respiratoria, non riesco più a contrastarla, non riesco più a respirare, drammaticamente mi accorgo del grande rischio che sto correndo. Metto mano al coltello per recidere la sagola, lo avvicino ma non taglio ed intanto la ricciola, sicuramente provata cambia rotta, si gira e si dirige verso terra. Approfitto di questa tregua per recuperare faticosamente la respirazione.
Intanto la ricciola continua a nuotare lentamente e costantemente in direzione della costa. Io la seguo recuperando energie ed intanto il fondale è risalito a circa 7 mt. Rompo gli indugi, ho recuperato le mie energie, gli vado addosso, infilo mano e braccio dentro le grandi branchie, afferro con forza il labbro inferiore e con l'altra mano spingo l'asta finchè non riesco a passarla. Afferro l'asta con le due mani e tiro forte verso il mio petto e praticamente lei mi porta a galla. In superficie la finisco con il coltello, l'ultima fatica la faccio è per tirarla sul gommone. Sono stremato,decido di interrompere la battuta. La guardo: è davvero grande! Al rientro a Calasetta la faccio pesare, risulterà un peso di 49,9 Kg. La ricorderò sempre perchè nei tanti anni passati sott'acqua mai un pesce mi aveva tanto impegnato fisicamente.

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